Festa del Fuoco – Le Danze Popolari

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danze popolari fotoFesta del Fuoco 2014 alle 19.00 il programma cita: Animazione di Danze Popolari.

Ma che cosa faremo? Ci dobbiamo vestire con abiti folk e cominciamo a saltellare come i pazzi? Noooo!!!

In realtà il “mondo” delle danze popolari è tutto da scoprire! Anche per me perchè ci ho solo “infilato il naso”, ma quello che ho visto mi è piaciuto molto. Allora dai, venite com me, vi racconterò la mia breve esperienza e cercherò di farvi capire quale attinenza ha con le Danze Sacre.

Nella mia ricerca sulle origini delle Danze Sacre,  ad un certo punto, mi sono imbattuta con una serie di figure da fare in cerchio, come la stella e altre che mi interessavano, cercavo di capire dove le avrei potute veder rappresentate in epoca moderna e trovo come risposta: nelle danze popolari. Da brava ignorante in materia mi aspettavo gruppi di nostalgici, magari di età avanzata, che ballano vestiti in stile folk, invece ho trovato un mondo vivo e vivace composto da un eterogeneo gruppo di persone che condividono una passione: quella di divertirsi assieme a ritmo di musica.

In effetti queste danze arrivano dalla tradizione popolare, in particolar modo quella contadina. Sono i balli che venivano eseguiti nelle feste di Paese, ai matrimoni, nei raduni spontanei dei braccianti dei campi di lavoro agricolo, il giorno di riposo di fine 1800 inizi 1900, quando la “Jhon Deere” non aveva ancora sostituito il sudore umano con i suoi meccanici mezzi efficienti e veloci.

La maggior parte dei balli sono quelli, con qualche differenza dovuta dalla provenienza, in generale Europa, e con qualche contaminazione perchè si sa, la vita va avanti e nulla resta ciò che era.

Da poco sono stata ad una grande festa a Mestre a Parco san Giuliano organizzata da Venezia Balla e mi son trovata di fronte un mare di gente che, sudaticcia, volteggiava con il sorriso stampato sulle labbra. Inizialmente sono rimasta seduta, un po’ per curiosità, un po’ intimorita da quella massa in movimento…sì, io così apparentemente “agressive” mi intimorisco e se non fosse stato per una gentilissima coppia di nuovi amici ballerini che hanno colto il mio smarrimento, forse non mi sarei buttata.

Il tempo trascorso in osservazione non è stato, però, vano. Ho potuto osservare questo improbabile insieme di persone di età molto variabile che si esprimeva assieme. I giovani con il loro entusiastico, dinamico modo di ballare e di improvvisare esprimevano naturalmente la loro ribellione ai “dogmi” e la loro spinta creativa; i più maturi e capaci la consapevolezza e la capacità di controllo, i neofiti maturi la voglia di scrollarsi di dosso un pesante ruolo che incatena l’esistenza. Ognuno col suo mondo, ognuno a suo modo formavano una comunità danzante. Una comunità vera, che si sorride, che si stringe, si tocca cosa ormai dimenticata in quest’epoca di comunità virtuale dove si avranno pure 500 “amici” ma non ci si permette più di improvvisare un’uscita con l’amica se non si è prima concordata su whatsapp o si annuncia sul proprio profilo facebook che non si sta bene, in attesa dei “piace” e i commenti che ci dovrebbero tirare su. Ma alla fine siamo pur sempre noi e il nostro pc, vuoi mettere l’amica che ti obbligava al giro in bicicletta che partiva con le lacrime e finiva con le risate isteriche…eppure tornavi sollevata!

E’ proprio questa sensazione di Comunità che mi è piaciuta, questi sorrisi scambiati per il solo fatto che stai condividendo un ballo, queste braccia intorno alla vita che ti raccontano che modo ha di “guidare” la persona che incontri in quel momento. Anche le occhiatacce di alcune donne perchè mi son permessa di ballare con i tacchi alti (solita sfacciata!) e che ci dovevo fare, arrivavo da un’altra situazione…ma è comunità anche questo!

Inoltre credo che proprio al nostro “Fenomeno NordEst” serva ritrovare la propria semplicità, le proprie radici contadine. Credo che noi, più di altre regioni, abbiamo tentato di mascherare dietro una facciata di “neoricchezza” la miseria da cui provenivamo. Ma la miseria alberga nel cuore, non nel portafoglio, come mi hanno insegnato degli amici Thainlandesi in uno dei miei tanti viaggi, perciò è da li che la dobbiamo trasformare in serena accettazione.

Ecco perchè vi invito a venirle a provare, perchè spero di creare il primo gruppo di Danze Popolari della Bassa Padovana che ci aiuti a ricostruire un po’ di comunità e a ritrovare quella solidarietà che trasforma i dolori della vita in circostanza.

Vi aspetto! Vi divertirete!

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