Il senso di solitudine

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solitudineIo son la solita poco moderna ignorante di attività virtuali e ieri sera ne ho avuto l’ennesima prova: una persona si lamentava come di una serata con amanti della musica passata anzichè a suonare a giocare a Guitar Hero…. “a Guitar che???” la mia ovvia risposta! Per fortuna l’impagabile Wikipedia ha colmato il mio vuoto… però mi ha fatto riflettere…

Ad una cena, da poco, ho osservato una partecipante giocare col telefonino tutta la sera e la stessa cosa è successa ad un concerto. Quanti genitori conosco che preferiscono giocare con il computer che con i propri figli, ma soprattutto appena si è soli si cerca irrimediabilmente conforto nella comunità virtuale… ma siamo sicuri che questo ci faccia sentire meno soli?

Io non sono una persona poco intelligente, se non ho imparato molto del mondo virtuale è per puro disinteresse, se ho tempo preferisco dipingere, o leggere o fare altro.

Anni fa avevo un costante senso di ansia, che non si spegneva mai e, peggio, la sensazione di non saper amare veramente e quindi di non essere amata veramente, mi sentivo sola, eppure stavo sempre con qualcuno, ero sempre iperimpegnata… eppure…

Poi, un giorno, decisi di andare a vivere in campagna, i primi periodi feci anche scelte estreme, volevo autoprodurmi tutto o quasi per spendere meno e quindi lavorare meno. Quel periodo mi ha insegnato il senso della solitudine che riempie. I lavori agresti mantengono la mente in uno stato di riposo, quieta e permette di tornare a contattare sè stessi, le proprie vere emozioni, le proprie sensazioni. Sì, certo, questo implica impegno e fatica ma credo sia proprio questo il problema della società moderna, il non accettare più il peso della fatica e dell’impegno per cui si preferisce costruire rapporti virtuali che impegnano meno ma non danno niente, si utilizzano macchinari di tutti i tipi scollegandoci con la Natura e di conseguenza con noi stessi.

Io credo che il senso di solitudine derivi proprio da questo: non ci si ascolta più, ci si stordisce o con internet o con la tv e non si apprezzapiù il buon silenzio.

I nosri nonni d’inverno intrecciavano le sedie di paglia, scolpivano, le nostre nonne ricamavano in silenzio e pensavano, un’antica forma di meditazione

E poi facevano comunità, stavano insieme e si aiutavano a vicenda…

Per carità, io non sono del partito che una volta era meglio di adesso, ma credo che dobbiamo fermarci a riflettere un attimo e che forse dovremmo tornare alla vita vera: fatta di persone, di animali e di oggetti veri, non virtuali!

Certo, questo implica impegno, ma io credo che sia la miglior cura contro il senso di solitudine!

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